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Sudafrica: niente più aglio contro l'Aids
Dimissioni del Ministro della salute Manto Tshabalala-Msimang: curava l'Aids con la dieta. Successo delle organizzazioni civili
Dopo anni di oscurantismo in Sudafrica in tema di Aids, il 30 aprile il South African National Aids Council ha finalmente approvato un nuovo piano sanitario di lotta all'Hiv.
Un programma che punta entro il 2011 a ridurre della metà le infezioni e a raggiungere con le cure antiretrovirali almeno l'80% della popolazione.
È stato necessario che il ministro della salute Manto Tshabalala-Msimang si dimettesse per far sì che una nuova politica prendesse piede. In seguito, infatti, a gravi problemi polmonari e a una forte anemia, è stata costretta a ricoverarsi e abbandonare così la scena politica.
Aglio, barbabietole, limone e olio d'oliva per curare l'Aids
L'ex ministro è conosciuta a livello internazionale soprattutto per aver sempre negato la validità delle terapie antiretrovirali, promuovendo l'utilizzo di rimedi alternativi in quanto privi di effetti collaterali.
Meglio, secondo il ministro, curarsi con aglio e olio vergine (tra l'altro costosissimo in Sudafrica), oppure con il limone e le barbabietole.
True or False? by Jonathan Shapiro (http://www.cartoonist.co.za/)
Il ruolo dell'attuale presidente sudafricano Thabo Mbeki non ha fatto altro che aggravare la situazione. Sia perché è stato un pieno sostenitore di Tshabalala-Msimang, sia perché ha dato credito a teorie secondo le quali non esisteva legame tra l'infezione da Hiv e la sindrome da immunodeficienza.
Ma in un paese dove ci sono almeno cinque milioni e mezzo di sieropositivi di cui 250mila al di sotto dei quindici anni, le conseguenze di una scelta come questa non si possono ignorare facilmente.
Toronto XVI conferenza internazionale sull'Aids: interviene la comunità scientifica
Da quando nel 1999 Mbeki è salito al potere le critiche alle sue politiche in campo sanitario sono state sempre aspre. Nel 2002 un tribunale sudafricano ha obbligato il presidente e il ministro della salute a concedere gli antiretrovirali almeno alle donne incinte.
Una prima svolta che non ha però invertito l'orientamento negativo del governo. Nell'estate del 2006, durante la XVI conferenza mondiale sull'Aids, il malcontento internazionale è esploso.
Stephen Lewis, l'inviato speciale per le Nazioni Unite per l'Hiv/Aids in Africa, ha denunciato la politica sudafricana come "sbagliata, immorale e indifendibile" davanti a più di ventimila delegati da tutto il mondo.
Voci interne al Paese, come la South Africa's Treatment Action Campaign, un'organizzazione con più di ventimila attivisti di cui molti sieropositivi, hanno sempre continuato negli anni a combattere Mbeki e Tshabalala-Msimang, promuovendo campagne alternative a quelle del governo.
L'ex ministro Manto Tshabalala-Msimang
Fino a quando il 12 marzo 2007, dopo le dimissioni di Tshabalala-Msimang, è stato proposto l' Hiv and Aids Strategic Plan for South Africa 2007-2011, approvato poi in via definitiva il 30 aprile.
La soluzione è ancora lontana
Nonostante risulti lodevole negli intenti, il nuovo piano mostra però delle lacune difficilmente colmabili in una situazione d'emergenza come quella sudafricana.
Prima di tutto è possibile che gli obiettivi che il programma si pone siano insufficienti. A novembre del 2006, infatti, quattro influenti gruppi di attivisti (la Southern African Hiv Clinicians Society, La Treatment Action Campaign, l'Aids Low Project l'Unità di ricerca sull'Hiv dell'università del Witwatersrand) hanno firmato un documento di ventotto pagine di critica al nuovo piano. Sottolineando come il target degli Arv "copra al più il 20 % di coloro che necessitano di un trattamento".
Per non parlare degli effetti collaterali che diventano distruttivi, quando i farmaci vengono somministrati a una popolazione malnutrita, le cui difese immunitarie sono necessariamente basse. E un paese in cui 12 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà di certo è un caso a rischio.
Inoltre le terapie antiretrovirali sono dei trattamenti life-long, che una volta interrotti perdono la loro efficacia. Non solo possono creare dei ceppi di virus indistruttibili, resistenti a ogni attacco e aggravare la malattia, nel caso in cui no si segua la profilassi completa.
Cesvi in Sudafrica (http://www.cesvi.org/)
Ma come fare ad arginare una situazione del genere? Stefano Mormorato, responsabile per il Sudafrica dell'Ong Cesvi, sottolinea che di certo "dire alle persone come occorre comportarsi è inutile se non si proteggono i gruppi più vulnerabili. Per esempio in Thailandia il tasso di infezione si è ridotto perché si è imposto l'uso del condom in modo da proteggere le prostitute. Imponendo la regola ai clienti, invece che pregando le ragazze sfruttate di 'fare la cosa giusta'."
(In collaborazione con Michele Marenco)
( 20 giugno 2007 )