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Opinione
Risorse idriche in Italia
l problema delle crisi idriche si ripropone periodicamente nel nostro Paese. Se si tratti di una questione di scarsità di acqua o piuttosto di inefficiente gestione delle risorse e di sprechi è il tema su cui interviene Lorenzo Villa, docente di microbiologia e professore di igiene dell'acqua alla facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università Tor Vergata a Roma.
Qualunque discorso sulle esigenze idriche, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, non può prescindere da un'analisi delle risorse idriche.
Una leggenda da sfatare è che l'Italia sia un Paese povero di acqua.
1. Le precipitazioni
Il valore medio delle precipitazioni meteoriche che cadono in un anno sull'Italia si situa intorno ai 300 miliardi di metri cubi, cui corrisponde un'altezza media di precipitazioni di circa 100 mm/anno. Considerato che l'altezza media delle precipitazioni in Europa è pari a circa 650 mm/anno, è evidente che l'Italia riceve un quantitativo di acque meteoriche significativamente superiore alla media europea. Le difficoltà dell'Italia nel campo delle disponibilità idriche sono imputabili sostanzialmente alla irregolare distribuzione sia spaziale che temporale delle precipitazioni sul nostro territorio. La differenza di latitudine fra Nord Italia e Sud Italia e isole comporta notevoli differenze climatiche, con conseguenti differenze nell'altezza media delle precipitazioni fra Nord e Sud con conseguenti differenze nelle disponibilità idriche.
Inoltre è caratteristica dell'Italia una notevole irregolarità temporale delle precipitazioni, con un minimo nel semestre aprile-settembre e un massimo nel semestre ottobre-marzo. A ciò si aggiunga la lunghezza relativamente breve della maggior parte dei corsi d'acqua italiani, che comporta anche tempi di percorrenza relativamente brevi dalla sorgente alla foce. Questo insieme di condizioni è anche causa di fenomeni alluvionali frequenti nel periodo di massima piovosità. In tali casi l'abnorme quantità di precipitazioni concentrata in brevi periodi comporta il rapido scorrimento delle acque verso il mare, in quanto viene superata la capacità di immagazzinamento dei corsi d'acqua, dei laghi e del sottosuolo, sottraendo di fatto enormi quantitativi di acqua ad un possibile uso da parte dell'uomo. Quanto promesso ci spiega perché dei circa 300 miliardi di metri cubi/anno di afflusso meteorico solo 45 miliardi (il 15% circa) viene utilizzato dall'uomo per tutti gli usi.
Francobollo dedicato all'acqua come ricchezza naturale
2. I corsi d'acqua
Il potenziale complessivo trasportato dai corsi d'acqua è pari a circa 110 miliardi di metri cubi/anno. L'"acqua disponibile" trasportata dai corsi d'acqua (pari alla somma delle portate minime di essi) è di circa 18 miliardi di metri cubi/anno (pari al 16% del potenziale complessivo). La costruzione di sbarramenti lungo i corsi d'acqua con la conseguente creazione di invasi, incrementando le capacità di immagazzinamento per un totale di circa 8,4 miliardi di metri cubi, ha portato la quantità di acqua disponibile da 18 a circa 40 miliardi di metri cubi/anno.
3. Gli usi dell'acqua
L'acqua comunque prelevata (dai corsi d'acqua, dai laghi, dal sottosuolo) viene utilizzata in Italia per oltre il 50% per uso agricolo, per circa il 20% per uso industriale e per circa il 20% per usi civili.
USO AGRICOLO
L'acqua per uso agricolo viene prelevata per circa il 28% da pozzi e sorgenti, per circa il 6% da invasi e per circa il 66% da corsi d'acqua. L'elevato consumo di acqua per uso agricolo dovrebbe portare a considerare la necessità di una opportuna normativa concernente il possibile riutilizzo agricolo delle acque reflue civili.
USO INDUSTRIALE
I consumi idrici industriali sono fortemente diversificati in relazione al tipo di attività industriale e in relazione al tipo specifico di utilizzo dell'acqua nei vari cicli industriali. Per quanto riguarda l'acqua utilizzata per il raffreddamento, l'impiego di acqua dolce tende a essere sostituito da quello di acqua marina e salmastra. Comunque la totalità dell'acqua prelevata per il raffreddamento viene restituita dopo l'impiego. Ciò vale, anche se in misura più ridotta, per le acque di processo e di servizio prelevate dall'industria. Va però rilevato che l'acqua restituita dalle industrie presenta generalmente caratteristiche di qualità significativamente peggiori rispetto all'acqua prelevata, il che rende l'acqua restituita utilizzabile soltanto dopo opportuni trattamenti. Un altro dato peculiare relativo all'uso industriale dell'acqua è che il trend dei consumi idrici industriali è in diminuzione percentuale rispetto agli altri usi dell'acqua. Il fenomeno sarebbe dovuto, soprattutto in Italia, allo sviluppo maggiore delle industrie leggere rispetto a quelle pesanti (forti consumatrici di acqua) e al sempre più diffuso impiego del riciclo dell'acqua nelle attività industriali.
USO CIVILE
Il maggior problema posto dagli usi civili dell'acqua è costituito dal fatto che l'approvvigionamento idrico delle abitazioni (che costituisce la parte più rilevante degli usi civili) viene effettuato mediante il prelievo, l'adduzione e la distribuzione di un solo tipo di acqua da parte dell'acquedotto. Dovendo l'acqua erogata essere utilizzata anche per scopi potabili, essa dovrà ovviamente soddisfare i requisiti più esigenti della potabilità anche se, in massima parte, viene impiegata per altri usi (igienici, innaffiamento giardini, lavatrici, eccetera) che non richiedono requisiti di qualità elevati come l'uso potabile. Ciò comporta che l'acqua fornita dagli acquedotti deve essere prelevata da fonti sotterranee opportunamente protette o, nel caso di uso di acque di superficie, l'acqua deve essere sottoposta a opportuni trattamenti di potabilizzazione. Questo uso improprio di acque potabili anche per usi non potabili (i quali costituiscono oltre il 90% del consumo dell'acqua distribuita dagli acquedotti) costituisce la causa principale del progressivo impoverimento della disponibilità di acque sotterranee e, di conseguenza, delle situazioni di carenza idrica.
Un possibile correttivo a questa situazione è stato più volte ipotizzato, ma, di fatto, non è stato mai realizzato. Si tratta di costruire una doppia rete di distribuzione; una rete destinata alla distribuzione di sola acqua per usi potabili (o a essi assimilati) in quantità idonee a soddisfare tali utilizzi; e una seconda rete destinata alla distribuzione di acqua con caratteristiche di qualità meno elevate, in quantità idonea a soddisfare gli usi non potabili. Alla realizzazione della doppia rete di distribuzione si oppongono però difficoltà di due ordini:
- problemi finanziari dovuti al notevole impegno economico per la sua attuazione, soprattutto negli insediamenti già esistenti;
- problemi igienico-sanitari legati ai potenziali pericoli per la salute dei consumatori in seguito al possibile uso accidentale, per usi potabili, dell'acqua destinata agli altri usi.
( 08 dicembre 2003 )