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Dossier Open access
Il suono dei dati
Nuove forme artistiche nascono dalla libera circolazione di software e "oggetti sonori" digitali. La culla è nelle università
Con la diffusione dell'open software musicale si sta creando un movimento culturale all'interno del quale musicisti e programmatori si cercano, collaborano, sviluppano nuovi linguaggi artistici e informatici in grado di bypassare le leggi del mercato.
L'approccio open nel mondo della musica elettronica non influenza soltanto la produzione fisica dei suoni. La costruzione e la circolazione della musica, dall'elettronica minimale alla tech–house da ballare nei club, avviene secondo l'ottica open source. Molti artisti rilasciano campioni, suoni, loop e basi, che vengono poi condivisi e scambiati nelle comunità e utilizzate per creare nuovi brani, proprio come avviene per la costruzione di un software.
Performance audio - video di autobam e Tibor Fabian, www.elec.it (foto: Marita Cosma)
Il movimento open source, in sintonia con l'approccio dell'open access, ha proposto, fin dagli anni Ottanta, un'alternativa alle restrizioni alla condivisione, allo scambio e alla libera circolazione di programmi informatici, imposte da un sistema economico basato sulla proprietà intellettuale.
Superare il mercato
Sono sempre più i numerosi musicisti che scelgono il software open source per la produzione di nuove sonorità. Lo dimostrano l'uscita di Made in Linux Vol. 1, Cd musicale interamente prodotto da linuxaudio.org e la seconda edizione del Festival di musica elettronica open source di Dusseldorf che si terrà la prossima estate.
Il pregiudizio che un programma gratuito possa essere di qualità inferiore a quella di uno a pagamento sembra essere del tutto superato. Libero accesso non è tuttavia sinonimo di fruibilità: l'utilizzo di alcuni programmi open source infatti non è intuitivo.
Sono perlopiù ricercatori informatici a implementare i linguaggi (che possono avere una veste grafica, oppure possono basarsi su linguaggi di programmazione, più restrittivi in senso di usabilità, come il noto C++).
L'attività di programmazione è difficoltosa per chi non è del mestiere. È vero anche, però, che sta crescendo nella rete il numero di siti e forum di discussione in cui trovare assistenza peer to peer di alta qualità, cosa che non succede per programmi a pagamento.
Uno degli ostacoli che può trovare chi vuole produrre musica gratuitamente sta nella scelta della scheda audio. Fino a poco tempo fa le architetture software per accedere alle schede audio presenti sul mercato e rendere compatibili i programmi open source erano difficilmente reperibili.
Particolare di scheda audio (foto: Ale Romiti www.flickr.com)
La soluzione è arrivata da Linux nel 2002 con la creazione di Alsa (Advanced Linux Sound Architecture).
Una conseguente scelta di stile
I musicisti, pur rifiutando un approccio totalmente tecnico, sono membri attivi all'interno delle comunità che implementano i codici e le informazioni che costituiscono le strutture portanti del messaggio artistico.
Il mixaggio dei suoni prodotti è l'ultima fase della produzione (foto: Monkeyking www.flickr.com)
Rick Silva, artista multimediale e autore del progetto Satellite Jockey presentato all'edizione 2006 del Sonar di Barcellona, in un'intervista alla rivista Digicult ha dichiarato che "il futuro della club culture, intesa come produzione musicale da ballare, e della sperimentazione elettronica performativa risiede nella capacità del performer di essere non solo il tramite di una rappresentazione artistica, ma vero e proprio demiurgo dei processi che rendono possibile il dialogo con il pubblico".
L'artista ha la capacità di gestire non solo il messaggio artistico, ma anche il codice con cui il messaggio viene reso fruibile dal pubblico.
( 01 febbraio 2007 )
Con la libera condivisione dei contenuti scientifici diminuiscono le diseguaglianze e crescono inediti meccanismi di produzione culturale