Letture consigliate
Opinione
Matematica per detective
Una vita da comunicare. Di giorno professore ordinario di geometria, di notte sceneggiatore di fumetti. Marco Abate racconta come nasce l'idea di parlare della matematica attraverso le vignette
Marco Abate è professore ordinario di geometria a Pisa. Probabilmente però, non molti dei suoi studenti conoscono il lato creativo del loro professore, che nel tempo libero viaggia molto e soprattutto scrive sceneggiature per fumetti. All'attivo ha una decina storie, pubblicate tra l'altro da Star Comics e Sergio Bonelli editore.
Copertina del fumetto "Il lemma di Levemberg" (LAZARUS LEDD COPYRIGHT ADE CAPONE & EDIZIONI STAR COMICS)
Professore, come le è venuta l'idea di scrivere fumetti?
Be', io leggo fumetti fin da quando ero piccolo. Devo ammettere che mi è sempre piaciuto leggerli e non ho mai smesso. Poi, verso metà degli anni Novanta, la Star Comics, che all'epoca pubblicava principalmente fumetti americani, bandì un concorso per la creazione di un nuovo personaggio italiano. Così provai a buttare giù qualcosa e spedii tutto il materiale.
E come andò a finire?
Mmm... di quello non se ne fece niente, il concorso non si concluse mai... e non ho la minima idea se quel materiale sia mai stato guardato da qualcuno. La cosa importante, però, è che mi resi conto che mi divertiva molto scrivere. Da allora ho continuato a inventare storie e mandare progetti.
Alla Star Comics?
Sì. Da poco tempo alla Star Comics era arrivato Ade Capone e con lui era uscita la serie Lazarus Ledd. Nel frattempo, le cose che avevo mandato erano piaciute abbastanza e dopo vari tentativi, correzioni e suggerimenti, fu accettata la storia del lemma di Levemberg che uscì in una edizione di Lazarus Ledd Extra.
E poi?
A questa storia ne sono seguite molte altre. Insieme a Gianni Barbieri abbiamo anche creato una nuova serie di fumetti per la Star Comics: Samuel Sand. Purtroppo, nonostante il successo nelle "fumetterie", la serie si è conclusa solo dopo il settimo numero...
Problemi di fatturato?
In un certo senso sì. Questo, del resto, è legato al panorama editoriale italiano. Ci sono più di 100 mila edicole in Italia, e per avere successo devi vendere almeno 30 mila copie. Con Samuel Sand eravamo intorno alle 12 mila copie vendute.
Torniamo alla matematica. Delle storie per fumetti che lei ha sceneggiato alcune "parlano" di matematica. Come è nata l'idea?
Ci sono due motivi che mi hanno spinto a introdurre la matematica nelle storie che scrivo. Da una parte, facendo il matematico, mi è abbastanza naturale raccontare qualcosa che conosco bene. Dall'altra parte, però, è stata una reazione al fatto che spesso, sia in letteratura che al cinema, ad esempio, quando si parla di matematici o sono pazzi o sono disadattati… in ogni caso persone fuori dal mondo.
Per esempio?
Be', quello che mi convinse a cominciare fu l'uscita del film Jurassic Park. Il protagonista è un matematico egocentrico che quando parla di matematica dice delle stupidaggini dall'inizio alla fine.
E nei suoi fumetti i matematici come sono?
Matematici realistici. Persone normali, che lavorano in una università normale, occupandosi di matematica realistica, di ricerca matematica attuale. È da questa mia reazione che nacque "Il Lemma di Levemberg" dove non c'è solo il tema della matematica, ovviamente. Ci sono anche diversi altri argomenti che con la matematica non c'entrano nulla...
Pagina tratta dal fumetto "Il Lemma di Levemberg" (LAZARUS LEDD COPYRIGHT ADE CAPONE & EDIZIONI STAR COMICS)
Vuol dire che la matematica non è l'oggetto principale dei suoi fumetti?
Premetto che dei fumetti che ho scritto non tutti contengono la matematica. Il mio obiettivo principale quando scrivo è quello di raccontare una storia con dei personaggi di cui mi piace raccontare qualcosa... Poi, se questi personaggi hanno a che fare con la matematica, tanto meglio: ne approfitto per far passare l'idea che la matematica non è quello che uno generalmente si aspetta, è qualcosa di molto più vitale, più vasto e interessante.
E in questo i fumetti funzionano meglio di altri mezzi di comunicazione?
Be', tutti i mezzi di comunicazione hanno i loro punti di forza e i loro punti di debolezza. Il fumetto è un mezzo sia verbale che visuale, che vuol dire che puoi far passare l'informazione in due modi diversi allo stesso tempo. Uno attraverso le immagini e uno con le parole. E' quasi impossibile fare la stessa cosa in letteratura, in quanto il testo scritto richiede una lettura sequenziale. Se tenti di farlo a teatro è una cosa assolutamente sperimentale. Per il fumetto non è uno standard, ma è una cosa che viene fatta abbastanza di frequente. Non soltanto nelle storie sperimentali, ma anche in tante storie bonelliane.
L'altra cosa che puoi fare con il fumetto è il controllo sulla velocità di lettura. Puoi controllare quanto velocemente il lettore segue la storia gestendo le vignette in modo oculato. E poi, altro vantaggio, il lettore può sempre tornare indietro.
Puoi far parlare le persone contemporaneamente, puoi buttare via delle cose sullo sfondo, come dettagli apparentemente insignificanti ma che diventano importanti dopo...
E gli svantaggi?
Non puoi fare descrizioni particolarmente lunghe e complicate, o descrizioni approfondite sulla psicologia dei personaggi, perché lo spazio che hai per le parole è relativamente limitato. Poi, rispetto al cinema, ad esempio, non hai il movimento.
Ma per comunicare la matematica i fumetti sono più efficaci del cinema o del teatro?
Se l'obiettivo è far comprendere un concetto matematico, quindi è un obiettivo divulgativo, è chiaro che il fumetto funziona meglio perché ha le parole scritte. Il lettore può leggerle svariate volte. D'altra parte, se tenti di fare divulgazione con il fumetto, l'obiettivo non può mai essere la profondità dei concetti. La profondità la raggiungi meglio con un testo scritto. Se invece il tuo obiettivo è raccontare una storia in cui dentro ci sono anche elementi di divulgazione, allora ci puoi giocare, puoi tentare di sfruttare le caratteristiche tipiche del fumetto, in modo tale da ottenere effetti che altrimenti non potresti ottenere.
Mi fa un esempio?
Nella storia del lemma di Levemberg, un concetto matematico che viene introdotto è quello di invariante. Un invariante è una caratteristica, spesso numerica, di un sistema, di un processo,che rimane costante qualunque cosa accada al sistema. L'invarianza che circola nel fumetto "Il Lemma di Levemberg" è il numero 1010, che compare in tutta una serie di passaggi chiave e non (alcuni sono puramente casuali!). Però compare sempre come un dettaglio della storia: l'ora a cui succede qualche cosa, la targa di una macchina, il distintivo del poliziotto e così via. Questa è una cosa che in un fumetto puoi fare abbastanza bene perché compare in modo visuale, in mezzo alle altre cose. E riesci a farlo senza appesantire la narrazione. Alla fine il lettore distratto può sempre tornare indietro e andare a cercare questi dettagli.
Nel cinema puoi anche mettere sullo sfondo un orologio che indica le 10 e 10, ma la gente non può ritornare indietro. Se ha perso il dettaglio, ormai l'ha perso.
Nella letteratura, al contrario, se descrivendo un furto, scrivi che è avvenuto alle 10 e 10, il lettore si insospettisce fin da subito: perché dare importanza a un dettaglio assolutamente irrilevante?
Quindi continuerà a scrivere storie che parlano di matematica?
Certamente, ne ho alcune in mente e altre già in cantiere, come una storia ispirata dalla vita del matematico francese Galois , rivolta al mercato fumettistico francese. L'unico ostacolo, ovviamente, rimane il tempo... non posso che dedicarmi ai fumetti nel tempo libero, essendo la matematica realistica la mia principale occupazione.
( 30 maggio 2005 )